Prima di farla finita, l'ultimo messaggio in una lettera: «Non ce la faccio più». 

Al telegiornale di oggi la Preside ammette che era informata dei fatti. Possibile che nessuno abbia fatto niente per impedire il ripetersi di episodi del genere?

Perchè tutti sono stati a guardare? E' possibile immaginare una forma di (cor)responsabilità della scuola in un caso simile?

 

Negli Stati Uniti si possono rintracciare precedenti giurisprudenziali in materia di responsabilità della scuola per omissione in casi come quello di Marco.

 

Una sentenza della Corte d'Appello Federale, emessa nel 1998 rappresenta uno dei precedenti più interessanti del case law americano nella lotta contro le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale (Nabozny v. Podlesny, 92 F.3d 446, 65 USLW 2116).

Si tratta di un tipico caso di discriminazione per omissione. Con questa sentenza, infatti, è stato deciso che le scuole pubbliche, ove ignorino dolosamente i trattamenti discriminatori cui sono fatti oggetto i propri studenti omosessuali, sono responsabili delle molestie che gli stessi sono costretti a subire all'interno degli istituti.La Corte ha affermato che promuovere il dialogo tra studenti, ma soprattutto garantire a tutti gli studenti - a prescindere dall'origine etnica, dal colore della pelle, dal sesso e dall'orientamento sessuale - una "safe education in a suitable environment" è un dovere della scuola, che possiede gli strumenti adeguati "to prevent and remedy harassment, discrimination, and violence suffered by all students".

 

Nel caso in questione la signora Podlesny, in veste di direttrice di una scuola pubblica del Wisconsin, è stata ritenuta responsabile delle sofferenze e dei patemi d'animo che uno studente dovette subire a causa del comportamento discriminatorio e offensivo dei suoi compagni.

Ecco i fatti. Una volta circolata la voce dell'omosessualità del giovane Nobozny, non mancano le occasioni per deriderlo, offenderlo e ferirlo, nel corpo e nell'animo.

Nonostante i solleciti presso le autorità scolastiche perché si ponga fine a quei comportamenti, con interventi opportuni, nulla viene fatto per garantire a Nobozny un ambiente sereno e normale.

L'istituto, nella persona della sua direttrice, viene condannato a risarcire sia il danno psichico e sia quello morale, nonché i punitive damagesper aver scientemente ignorato il trattamento discriminatorio. I danni complessivamente vennero liquidati in un milione di dollari.

Dal 1998 ad oggi sono stati molti i casi in cui studenti omosessuali, vittime di molestie e maltrattamenti, che hanno prima cercato nelle istituzioni scolastiche il referente per ristabilire una condizione di normalità e poi hanno agito in giudizio proprio contro le scuole che si erano dimostrate indifferenti alle loro richieste (Conformi alla decisione di Nabozny v. Podlesny si richiamano: Flores v. Morgan Hill Unified School District, 324 F.3d 1130 (9 th Cir. 2003): la Corte d'Appello federale riconosce responsabile la scuola del comportamento discriminatorio di alcuni studenti contro un compagno gay. Derek Henkle v. Washoe County School District (2002): la scuola viene ritenuta responsabile, ma definisce in via transattiva la questione, corrispondendo a Henkle la somma di 450 mila dollari, a titolo di risarcimento danni. Alma McGowen v. Spencer County School District, 231 F.3d 253, 148 Ed. 2000 Fed.App: una Corte federale del Kentucky condanna la scuola a risarcire 220 mila dollari alla signorina McGowen, frustrata e depressa per il comportamento dei compagni che la insultavano per la sua omosessualità). 

In Italia cosa accadrà? La Procura ha fatto già sapere che si accinge a chiudere il caso con la constatazione che si è trattato di un suicidio. Per il momento l'unica cosa che può affermare il giurista è che ci sono gli strumenti per reagire in sede civile, già oggi. Non serve attendere provvedimenti straordinari del legislatore o del Ministero competente. 

Basta un po' di coraggio: entrare in un'Aula di giustizia. Anche questo è un modo per evitare che si ripetano in futuro casi analoghi.