Il Consiglio d’Europa in prima linea nel contrasto alla discriminazione

Autore: Alexander SCHUSTER Data: 2010-04-06T00:00:00

L’attività in queste settimane al Consiglio d’Europa in favore della promozione dei diritti per le persone LGBT e per il contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere è molta.

 

Il Consiglio dei Ministri dell’organizzazione che raccoglie quarantasette Stati europei ha adottato il 31 marzo 2010 una raccomandazione sul tema degli strumenti per combattere la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Si fa stato di quale sia lo standard di tutela da rispettare negli ambiti seguenti: diritto alla vita, alla sicurezza e alla protezione contro la violenza; libertà di associazione; libertà di espressione e di riunirsi pacificamente; diritto al rispetto della vita privata e familiare; impiego; educazione; salute; abitazione; sport; diritto a domandare asilo; strutture nazionali a tutela dei diritti umani; discriminazione multipla.

 

Nei mesi scorsi si era parlato molto della proposta di raccomandazione sulla quale l’Assemblea parlamentare si sarebbe dovuta esprime con un voto nella sessione di gennaio. In realtà la decisione è stata rinviata alla sessione di aprile, forse anche a seguito delle pressioni di uno Stato osservatore del Consiglio d’Europa, la Città del Vaticano, denunciate da un deputato socialista e approfondite dalla stampa.

 

Rinviato per ulteriore approfondimenti in commissione, il nuovo testo della proposta, la cui ampia portata emerge dal titolo stesso – Discriminazione per orientamento sessuale  e identità di genere – è stato approvato il 23 marzo scorso dal Comitato per gli affari giuridici e i diritti umani e sarà oggetto di voto nei giorni 26-30 aprile 2010.

 

 


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