DIRITTO AL MANTENIMENTO E OMOSESSUALITA'
Un minore viene escluso dalla famiglia perchè gay. Una storia già sentita dai racconti di tanti, ma inedita nelle cronache giudiziarie.
Viene cacciato di casa dalla mamma, algerina e mussulmana (ma tante timorate madri cattoliche reagiscono esattamente nello stesso modo). Si rifugia dagli zii, non vuole tornare a casa, ma vuole continuare a studiare e non essendo indipendente economicamente chiede alla madre di fare il suo dovere: mantenerlo.
La signora si rifiuta: di quel figlio non vuole sapere più nulla. Non è sufficiente tale volontà a non accoglierlo più presso di sè, per far venire meno l'obbligo di mantenimento, giacché il nostro ordinamento - come ci ricorda il Tribunale di Reggio Emilia - non prevede una sola modalità di assolvimento dell'obbligo, ben potendo lo stesso essere tradotto in denaro: "la fattispecie in esame evidenzia che tale obbligo di mantenimento va determinato in considerazione della situazione di conflittualità e di assenza di dialogo determinatasi fra madre e figlio, la quale rende impraticabile un rientro del figlio nell'abitazione materna. Infatti, è evidente che ciò lo esporrebbe alla sua disapprovazione e, quindi, ad un atteggiamento di rifiuto della sua persona, atteggiamento incompatibile con il diritto di ogni individuo a vedere riconosciuto e rispettata la sua identità personale, comprensiva del suo orientamento sessuale come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità ( ex art. 2 Costituzione)".
La monetizzazione dell'obbligo sarà effettuata, considerate le possibilità economiche della madre, le esigenze del ricorrente, nonché la disponibilità degli zii ad accoglierlo presso di loro.





