modenaCon ordinanza del 5 luglio 2017, il Tribunale di Modena ha definitivamente confermato un decreto reso in via d’urgenza nel maggio scorso e ha inibito la cancellazione dai registri anagrafici del cognome comune che le parti di una unione civile avevano scelto ai sensi del comma 10 della legge 76/2016.

Il Tribunale ha aderito pienamente alla richiesta dei ricorrenti, difesi dagli avv.ti Stefano Chinotti e Vincenzo Miri di Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, di disapplicare il decreto legislativo n. 5/2017 nella parte in cui ha ordinato agli ufficiali di stato civile la cancellazione del cognome comune degli uniti civilmente, avente valenza anagrafica.

L’ordinanza conferma l’orientamento già espresso dal Tribunale di Lecco con il decreto del 4 aprile 2017, emesso all’esito di un giudizio che era stato instaurato dagli stessi legali di Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford anche a tutela del cognome assunto dal figlio nato dopo l’unione civile e dopo la scelta del “cognome comune” da parte dei genitori.

Il Tribunale di Modena, giudicando un caso in cui non c’era il coinvolgimento di alcun minore, ha stabilito che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sancisce la inviolabilità della dignità umana ed il rispetto della vita privata e familiare di ciascuna persona: “considerato che il nome e cognome di una persona sono elemento costitutivo della sua identità e dignità personale, le norme che privino le parti interessate del cognome legalmente ed anagraficamente acquisito, devono essere disapplicate posto che lo stesso, costituendo il primo elemento identificativo della persona, ha funzione di tutela del diritto al rispetto della propria dignità sia sotto il profilo individuale che sociale”.

Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford continua il suo operato al fine di impedire, anche solo per un istante, la lesione di diritti costituzionalmente protetti.